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	<title>Andrea Posarelli</title>
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		<title>Slow Blues</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 16:41:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[www.youtube.com/watch?v=hlZzgs1esM0]]></description>
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		<title>Gilmour Style</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 23:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<title>Telecaster + Guitar Rig 4</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jan 2010 13:18:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un video al volo della mia Telecaster con un preset di Guitar Rig 4 (Comp Plex Driven), direttamente nel MacMini www.youtube.com/watch?v=RUGUoKp52rE]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un video al volo della mia Telecaster con un preset di Guitar Rig 4 (Comp Plex Driven), direttamente nel MacMini</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=RUGUoKp52rE">www.youtube.com/watch?v=RUGUoKp52rE</a></p></p>
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		<title>The Prisoner (2009)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 15:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[TV Series]]></category>
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		<description><![CDATA[Questo e&#8217; l&#8217;anno dei remake televisivi, oltre a quello nel subject sta andando in onda per l&#8217;ABC, &#8220;V&#8221;, remake della serie cult &#8220;Visitors&#8221;. Il piccolo (ma agguerrito) canale via cavo AMC gia&#8217; produttore di due serie di grande successo come &#8220;Mad Men&#8221; e &#8220;Breaking Bad&#8221;, si cimenta nel difficilissimo compito di produrre una miniserie di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/11/00025950-202x300.jpg" rel="lightbox[110]"><img class="alignleft size-medium wp-image-111" style="border: 0pt none; margin: 8px 6px;" title="00025950" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/11/00025950-202x300.jpg" alt="00025950 202x300 The Prisoner (2009)" width="202" height="300" /></a>Questo e&#8217; l&#8217;anno dei remake televisivi, oltre a quello nel subject sta andando in onda per l&#8217;ABC, &#8220;V&#8221;, remake della serie cult &#8220;Visitors&#8221;.<br />
Il piccolo (ma agguerrito) canale via cavo AMC gia&#8217; produttore di due serie di grande successo come &#8220;Mad Men&#8221; e &#8220;Breaking Bad&#8221;, si cimenta nel difficilissimo compito di produrre una miniserie di 6 puntate ispirata alla omonima serie British di fine anni &#8217;60 interpretata e creata da Patrick McGoohan.</p>
<p>Dico intenzionalmente &#8220;ispirata&#8221;, perche&#8217; della serie originale recupera solo l&#8217;idea di fondo del &#8220;villaggio&#8221; e poi se ne distacca ampiamente. Chi pensasse di ritrovare in questi 6 episodi l&#8217;atmosfera e lo stile della serie originale rimarrebbe senz&#8217;altro deluso.</p>
<p>Chi pensa come me che 6 puntate siano poche per un arco narrativo compiuto avra&#8217; modo di capire di essersi sbagliato clamorosamente. A parte che originariamente anche McGoohan aveva pensato a 6 puntate (poi portate a 17 per il grande successo ottenuto), ma data l&#8217;impostazione attuale, quasi 300 minuti di girato diventano persino troppi e infatti a tratti la visione risulta indigesta, inciampa, non prosegue speditamente e puo&#8217; per qualcuno rivelarsi oltremodo &#8220;pesante&#8221;.</p>
<p>E&#8217; bene dirlo subito: qui non si tratta di paragonare la serie con quella precedente: ci sono si degli omaggi, spunti e similitudini, ma siamo ben al di la&#8217; del semplice remake, qui si e&#8217; gettata la palla oltre l&#8217;ostacolo e si e&#8217; avuto lo stomaco di fare qualcosa di completamente diverso.<br />
Probabilmente non compiuto, non del tutto risolto e anche un po caotico, ma terribilmente affascinante e ipnotico.</p>
<p style="text-align: right;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=s8VZs7aLJCo">www.youtube.com/watch?v=s8VZs7aLJCo</a></p>
</p>
<p>L&#8217;incubo del Villaggio non e&#8217; mai stato cosi&#8217; allucinatorio, lisergico, metafisico. Complice anche la location desertica e il montaggio, il girato ondeggia tra una realta&#8217; virata su colori freddi e l&#8217;esperienza irreale del Villaggio, in una luce abbagliante e calda, in mezzo a case geometriche mangiate dalla sabbia del deserto che si insinua ovunque.<br />
La spiegazione del misterioso villaggio non e&#8217; certo nuova, non si tratta davvero di un twist &#8220;classico&#8221; e si intuisce quasi fin da subito. Oltretutto la &#8220;quadra&#8221; del cerchio rimane sospesa e non esplicitata se non indirettamente. Non c&#8217;e&#8217; (se dio vuole) lo spiegone finale, la pappina pronta servita in modo da imbeccare lo spettatore.</p>
<p>Questa sua indeterminatezza, questo lasciare aperte (alcune e non tutte) interpretazioni e&#8217; abbastanza equilibrato ed e&#8217; senz&#8217;altro un punto di forza.</p>
<p><img title="Continua..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="trans The Prisoner (2009)"  /><span id="more-110"></span><br />
<img title="Continua..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="trans The Prisoner (2009)"  />Che cosa manca?<br />
Gli affezzionati si sentiranno orfani di McGoohan e del suo ghigno luciferino, della sua sfrontatezza e pervicacia. La sua smorfia e quella risata a mezza bocca sono qualcosa che non si dimentica facilmente. Ma anche questa non puo&#8217; essere una colpa, dato che non si tratta di riproporre la vecchia ricetta incentrata com&#8217;era soltanto sui tentativi di fuga del prigioniero, tutti miseramente falliti alla fine di ogni puntata, qui il tentativo e&#8217; ripeto, quello di costruire un incubo collettivo, una allucinazione di gruppo sostenuta dall&#8217;uso di droghe. E&#8217; un flusso di coscienza ininterrotto quello del protagonista, descritto attraverso inserti in flashback che potrebbero essere anche in contemporanea, che hanno come effetto una narrazione non lineare e straniante.<br />
Per chi ha letto i libri di Dick e&#8217; la perfetta messa in scena di quello che e&#8217; il classico apparato Dickiano per eccellenza: realta&#8217; alternative, droga, flussi temporali, stati di coscienza alterati.</p>
<p>Rimane alla fine di questa serie un senso di annichilimento e di smarrimento, il finale e&#8217; di una tristezza e di una amarezza incredibile, non solo non c&#8217;e&#8217; via di fuga, ma c&#8217;e&#8217; (un invero molto classico) ribaltamento di ruoli tra vittima e carnefice.<br />
Una operazione senz&#8217;altro non per tutti i gusti, sicuramente con alcuni problemi specifici quali per esempio una certa tendenza alla ridondanza e alla lentezza, ma sicuramente con un senso, spaesante e straniante.</p>
<p>Il combo di attori e&#8217; all&#8217;altezza del compito con un Ian Mc kellen molto ben calato nella parte e discretamente in palla e le due protagoniste femminili anch&#8217;esse a livello di ampia sufficienza.<br />
Qualche dubbio per la performance di James Caviezel mi rimane: troppo apatico e appannato come prigioniero, ma potrebbe essere una scelta registica voluta.</p>
<p>Ottima la messa in scena, ho gia detto del montaggio. La sceneggiatura gira intorno a una idea nel suo nucleo centrale molto, molto semplice. Si entra in medias res subito e poi si raffredda subito il materiale, questo potrebbe essere un problema. La location del Villaggio e&#8217; invece uno dei punti di forza.<br />
Consiglio di recuperarla in alta risoluzione, a 720p, il girato e&#8217; sicuramente a livello cinematografico e l&#8217;alta risoluzione ne esalta le qualita&#8217; filmiche e la fotografia che e&#8217; veramente straordinaria.</p>
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		<title>Breaking Bad</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 11:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[TV Series]]></category>
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		<description><![CDATA[Finalmente una serie TV matura, adulta, indigesta e durissima. Walter White, professore di chimica, scopre di avere un cancro inoperabile ai polmoni e nell&#8217;intento di fare un mucchio di soldi da lasciare alla famiglia nel minor tempo possibile, si butta nel mercato della droga come chimico provetto, mettendo su un laboratorio ambulante di Metanfetamine, insieme a un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-98" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="breaking-bad" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/breaking-bad-260x300.jpg" alt="breaking bad 260x300 Breaking Bad" width="260" height="300" />Finalmente una serie TV matura, adulta, indigesta e durissima.</p>
<p>Walter White, professore di chimica, scopre di avere un cancro inoperabile ai <span style="background-color: #ffffff; ">polmoni e nell&#8217;intento di fare un mucchio di soldi da lasciare alla famiglia nel minor tempo possibile, si butta nel mercato della droga come chimico provetto, mettendo su un laboratorio ambulante di Metanfetamine, insieme a un ex allievo mezzo tossico invischiato nel giro della droga.</span></p>
<p>Finira&#8217; per innescare una serie di reazioni a catena assolutamente non <span style="background-color: #ffffff; ">controllabili, tra morti da far sparire, polizia, fiumi di denaro e di metanfetamina, avvocati corrotti, mafiosi messicani, cognati della DEA e mariachi (!) e chi piu&#8217; ne ha piu&#8217; ne metta.<br />
Bugie e menzogne a profusione per mantenere sotto controllo una doppia <span style="background-color: #ffffff; ">vita dalla difficilissima (se non impossibile) gestione.</span></span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; ">La serie va in onda via cavo sul network americano <a href="http://www.amctv.com/originals/breakingbad/" target="_blank">AMC</a>, due stagioni finora trasmesse (7+13 puntate), un misconosciuto attore protagonista (Brian Cranston) che e&#8217; un autentico mostro di <span style="background-color: #ffffff;">bravura.</span><br />
In attesa (spasmodica) della terza, confermata ma non ancora con una data programmata.</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; ">Aggiungo solo che non guardero&#8217; mai piu&#8217; un camper nello stesso modo e che la parola &#8220;cooking&#8221; da oggi per me cambia radicalmente di significato. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="background-color: #ffffff;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=58LsEQ3FtDU">www.youtube.com/watch?v=58LsEQ3FtDU</a></p>
<p></span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; ">La serie non ha trovato finora posto nella programmazione in Italia, si puo&#8217; seguire la relativa pagina di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Breaking_Bad" target="_blank">wikipedia</a> per maggiori informazioni.<br />
Comunque con poca fatica la si trova su internet in formato avi (HDTV) o mkv (hd a 720p).<br />
Per i sottotitoli (di entrambe le versioni) ci si puo&#8217; affidare ai due migliori portali italiani dedicati alle traduzioni di film e telefilm stranieri:</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; "><a href="http://www.subsfactory.it/" target="_blank"><strong>Subsfactory</strong></a> e <a href="http://www.italiansubs.net/" target="_blank"><strong>Italiansubs</strong></a>:</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff; ">- <a href="http://www.subsfactory.it/index.php?ind=downloads&amp;op=section_view&amp;idev=481" target="_blank">Breaking Bad</a> (subsfactory)<br />
- <a href="http://www.italiansubs.net/index.php?option=com_remository&amp;Itemid=6&amp;func=select&amp;id=668" target="_blank">Breaking Bad</a> (italiansubs)</span></p>
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		<title>Conquistatori di mondi e giocatori d&#8217;azzardo</title>
		<link>http://www.posarelli.org/letture/giocatori-di-titano/</link>
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		<pubDate>Sun, 13 Sep 2009 12:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Sci-Fi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il solito Dick e questo e&#8217; un bene, voglio dire. Argomenti e confini graniticamente incerti. Riesce sempre a cogliere di sopresa e ad insinuare il dubbio. Un librettino leggero che si divorna in un fine settimana e che lascia la solita patina di angoscia e malinconia dietro l&#8217;ultima pagina. I giocatori di Titano [The Game-Players [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Il solito Dick e questo e&#8217; un bene, voglio dire.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Argomenti e confini graniticamente incerti.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Riesce sempre a cogliere di sopresa e ad insinuare il dubbio.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Un librettino leggero che si divorna in un fine settimana e che lascia</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">la solita patina di angoscia e malinconia dietro l&#8217;ultima pagina.</div>
<p><a href="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/titano.jpg" rel="lightbox[91]"><img class="alignright size-full wp-image-92" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="titano" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/titano.jpg" alt="titano Conquistatori di mondi e giocatori dazzardo" width="200" height="307" /></a></p>
<p><strong>I giocatori di Titano</strong> [The Game-Players of Titan] (1963) - <em>Philip K. Dick</em></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Il solito Dick e questo e&#8217; un bene, voglio dire: argomenti e confini <strong>graniticamente</strong> incerti.</span></p>
<p>Riesce sempre a cogliere di sopresa e ad insinuare il dubbio.<br />
<span style="background-color: #ffffff;">Un librettino leggero che si divorna in un fine settimana e che lascia la solita patina di angoscia e malinconia dietro l&#8217;ultima pagina.</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Comincia come una storia classicissima di Science Fiction che pure contiene elementi sociologici di un certo interesse: la visione sulla coppia uomo-donna, in completo disfacimento e disgregazione, in mondo esterno altrettanto disgregato e post-catastrofico.<br />
In questo scenario il gioco d&#8217;azzardo diventa una sfida sociale.<br />
Poi improvvisamente com&#8217;e&#8217; tipico di Dick, il tutto assume dimensioni metafisiche e si aprono scenari interplanetari nei quali il gioco assume una valenza assai piu&#8217; importante.<br />
La repentina accelerazione degli eventi introduce anche una girandola di eventi e azione che risucchia il lettore in un vortice appassionante. </span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Ritroviamo in questo romanzo molti degli elementi cari a Dick: la casualita&#8217;, la ciclicita&#8217; del racconto, i poteri psichici, gli squarci improvvisi su altri mondi.</span></p>
<p><span style="background-color: #ffffff;">Dietro la realta&#8217;, dietro il suo tessuto e il suo quieto fluire si nasconde una pluralita&#8217; di possibilita&#8217;, di mondi.<br />
Gli elementi futuribili e di S.F. classici sono numerosissimi e ci parlano di consuetutini e abitudinarieta&#8217;.<br />
Ma improvvisamente irrompe qualcosa che muta radicalmente segno e prospettiva.<br />
E&#8217; lo squarcio improvviso che ti rivela qualcosa di troppo grande per essere compreso subito che serve a far crollare le certezze minando le basi di cio&#8217; che si e&#8217; sapientemente costruito e destrutturandolo dall&#8217;interno facendolo precipitare in una realtà assolutamente parziale, provvisoria e quanto mai traballante.<br />
</span></p>
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		<title>La donna della domenica</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Sep 2009 13:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Giallo]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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		<description><![CDATA[Fruttero e Lucentini &#8211; La donna della domenica (1972) Mondadori Editore Un libro all&#8217;altezza della sua fama, che promette e mantiene. Scritto con uno stile ricco, pieno di calembour, di trovate e strabordante di aneddotica, ti coinvolge e ti cattura anche solo per la scrittura, nettamente superiore e ricercata rispetto a un qualiasi giallaccio o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-29" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="La donna della domenica" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/copj13.jpeg" alt=" La donna della domenica" width="200" height="317" /><strong>Fruttero e Lucentini &#8211; La donna della domenica (1972) </strong><em>Mondadori Editore</em></p>
<p>Un libro all&#8217;altezza della sua fama, che promette e mantiene.<br />
Scritto con uno stile ricco, pieno di calembour, di trovate e strabordante di aneddotica, ti coinvolge e ti cattura anche solo per la scrittura, nettamente superiore e ricercata rispetto a un qualiasi giallaccio o trilleraccio da cesso/asciugamano/sdraio.</p>
<p>Romanzo di una borghesia torinese stretta tra l&#8217;arrivo della modernita&#8217; e il vetusto retaggio nobiliare che partorisce un delitto frutto di meschina avidita&#8217;.</p>
<p>L&#8217;impianto propriamente giallo viene fuori compiutamente ai due terzi del romanzo -piu&#8217; o meno- e da&#8217; una brusca accelerata a tutta la vicenda.<br />
Tutto sommato direi quasi un peccato: i detrattori potranno anche parlare di noia fino a quel punto, mentre io mi son divertito moltissimo per come si porta avanti con fredda lucidita&#8217; la destrutturazione della classe &#8220;bene&#8221; torinese, sempre chiusa in un perbenismo di facciata, oziosa, molle ed annoiata.<br />
Irresistibili le descrizioni della polverosa burocrazia comunale, di personaggi piccoli e insignificanti, delle paranoie, dei riti quotidiani.</p>
<p>Un romanzo che visto retrospettivamente, puo&#8217; piu&#8217; di un pamphlet rivoluzionario per come infila il coltello nella piaga, nonostante un finale un po troppo consolatorio.</p>
<p>E&#8217; il mio primo Fruttero e&amp; Lucentini e alla fine ne volevo ancora.</p>
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		<title>Percorsi nella memoria [2]</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Sep 2009 06:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proseguo il  mio piccolo percorso a ritroso nel tempo. Allora, c&#8217;era quest&#8217;altro vinile, questo LP, dei Deutsche Grammofon con la sua bellissima testata dorata e 4 mele in primo piano a rappresentare le stagioni. C&#8217;era Karajan col suo ciuffettone grigio nel retro di copertina che dirigeva i Philarmoniker di Berlino. Eseguivano un Vivaldi particolarmente pomposo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguo il  mio piccolo percorso a ritroso nel tempo.</p>
<p>Allora, c&#8217;era quest&#8217;altro vinile, questo LP, dei Deutsche Grammofon con la sua bellissima testata dorata e 4 mele in primo piano a rappresentare le stagioni.</p>
<p>C&#8217;era Karajan col suo ciuffettone grigio nel retro di copertina che dirigeva i Philarmoniker di Berlino.<br />
Eseguivano un Vivaldi particolarmente pomposo e orchestrale e io lo mettevo sul mio scrausissimo stereo da 4 soldi con le casse di cartone e mi sdraiavo con la luce del sole primaverile che filtrava dalla ia finestra e mi feriva gli occhi e annegavo nelle note delle 4 stagioni.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-67" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="639153a09da0e638e5945110.L" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/639153a09da0e638e5945110l.jpg" alt="639153a09da0e638e5945110l Percorsi nella memoria [2]" width="280" height="275" />Cerca e ricerca su internet ho trovato anche la copertina.</p>
<p>In seguito ho ricomprato l&#8217;opera di Vivaldi, un fiammante CD registrato in DDD e &#8220;filologicamente corretto&#8221;, suonato con strumenti d&#8217;epoca e con un insieme cameristico, ma non ci sono mai entrato in sintonia, ormai i miei ricordi erano indelebilmente legati a quel discaccio maledetto, ne avevo memorizzato ogni fruscìo, potevo prevenire con assoluta certezza il &#8220;tic&#8221; regolare di quel rigo che gli avevo procurato accidentalmente, proprio nel secondo movimento della &#8220;primavera&#8221;.</p>
<p>Oggi per scrivere questo articolo, dopo aver ravanato in cerca della copertina del disco, ho trovato anche una pagina nella quale si puo&#8217; <a href="http://www.classicsandjazz.co.uk/plink/Michel+Schwalbe/Vivaldi:+Le+quattro+stagioni+++Albinoni:+Adagio+++Corelli:+Christmas+Concerto" target="_blank">ascoltare di nuovo</a> quell&#8217;esecuzione, benedetta internet!</p>
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		<title>Oltre le intenzioni</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Sep 2009 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La saggezza nel sangue [Wise Blood] (1952) - Flannery O&#8217;Connor Mi e&#8217; difficile parlare di questo libro. Iniziato quasi per caso su sollecitazione altrui, proseguito un po stancamente e poi nel finale letto con avidita&#8217;. Quasi come la ricerca ossessiva del protagonista, sulle sue tracce, nella sua follìa. La scrittura della O&#8217;Connor e&#8217; incisiva, scolpisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-53" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="9788811685166g" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/9788811685166g.jpg" alt="9788811685166g Oltre le intenzioni" width="160" height="247" />La saggezza nel sangue</strong> [Wise Blood] (1952) -<em> Flannery O&#8217;Connor</em></p>
<p>Mi e&#8217; difficile parlare di questo libro.</p>
<p>Iniziato quasi per caso su sollecitazione altrui, proseguito un po stancamente e poi nel finale letto con avidita&#8217;.<br />
Quasi come la ricerca ossessiva del protagonista, sulle sue tracce, nella sua follìa.</p>
<p>La scrittura della O&#8217;Connor e&#8217; incisiva, scolpisce delle figure di derelitti che rimangono stampate nella memoria, con uno stile semplice, netto, nitido e asciuttissimo.<br />
Tutta la storia secondo me va oltre le intenzioni della mano che l&#8217;ha scritta: voleva essere un romanzo &#8220;comico&#8221; che inchiodasse al muro l&#8217;evangelismo americano, scritto da una intransigente cattolica, ma finisce per essere una storia paradigmatica che mette alla gogna tutte le ossessioni religiose.</p>
<p>La faccia di un&#8217;america inguardabile, che si trascina lungo strade polverose tra personaggi abietti e sgradevoli, imbonitori, venditori e predicatori folli, uno squarcio sulla disgregazione umana, sulla spasmodica e comunque inutile ricerca di redenzione.</p>
<p>Un romanzo importante, un libro scomodo, che mette a disagio e inquieta, e che non si riesce a spiegare facilmente a parole.</p>
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		<title>Joe Bonamassa Vs. Gary Moore</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 06:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel 2008 sono usciti i dischi di questi due grandi player in ambito Rock Blues. &#8220;Bad For You Baby&#8221; di Gary Moore e &#8220;The Ballad Of John Henry&#8221; di Joe Bonamassa. Prima di recensirli per bene li ho ascoltati a lungo dando modo di lasciarli maturare e dargli il suo tempo&#8230; Dopo ripetuti ascolti devo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2008 sono usciti  i dischi di questi due grandi player in ambito Rock Blues.<br />
&#8220;<strong>Bad For You Baby</strong>&#8221; di <em>Gary Moore</em> e &#8220;<strong>The Ballad Of John Henry</strong>&#8221; di <em>Joe Bonamassa</em>.</p>
<p>Prima di recensirli per bene li ho ascoltati a lungo dando modo di lasciarli maturare e dargli il suo tempo&#8230;<br />
Dopo ripetuti ascolti devo dare la vittoria nel confronto diretto a Bonamassa.<br />
Non c&#8217;e&#8217; proprio storia, il disco del chitarrista americano vince a mani basse su quello dell&#8217;irlandese.</p>
<p><span id="more-18"></span></p>
<p><img class="size-full wp-image-38 alignright" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="Gary-Moore-Bad-For-You-Baby" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/gary-moore-bad-for-you-baby.jpg" alt="gary moore bad for you baby Joe Bonamassa Vs. Gary Moore" width="315" height="315" />Ora, gia&#8217; sento arrivare le maledizioni dei fan, cerchero&#8217; perlomeno di argomentare questo giudizio in modo circostanziato, almeno dal mio punto di vista.<br />
Innanzitutto diro&#8217; che ho sempre preferito G. Moore a Bonamassa, e questo dovrebbe far capire quanto mi e&#8217; costato ricredermi.<br />
Come performer Moore e&#8217; probabilmente un passo avanti a tutti, per il modo con cui spreme la chitarra.</p>
<p>Ma il suo blues mi e&#8217; parso sempre poco sincero, lo definirei &#8220;entusiasmante&#8221;, &#8220;incendiario&#8221;, &#8220;pirotecnico&#8221; e cosi&#8217; via, ma al di la&#8217; della performance, del sound, del &#8220;suonaggio&#8221; e della &#8220;manella&#8221;, di suoi pezzi memorabili da quando ha avuto la folgorazione del Blues, ne ricordo a malapena una manciata.<br />
Manca un songwriting che sia meno scolastico, che non sia la riproposizione pedissequa degli stilemi del blues e che ne ripeta i pattern solo per fare da sfondo al chitarrismo di Moore.</p>
<p>Dall&#8217;altra parte ho sempre sottostimato Bonamassa trattandolo alla stregua di un clone malriuscito del compianto S. R. Vaughan.<br />
Un ragazzo dalla mano piuttosto veloce, con un buon tocco e attitudine al genere.<br />
Nulla di piu&#8217; di molti altri che si affollano in questa arena, sopratutto negli USA, dove a discapito dell&#8217;etichetta di genere &#8220;vecchio&#8221;, il blues elettrico conta su numerosi interpreti vecchi e nuovi (Bernard Allison, Chris Duarte, Delber Mcclinton, Delgado Bros., Doyle Bramhall, Eric Bibb, Eric Sardinas, Fernando Noronha, Floyd Myles, Jimmy D. Lane, Keb Mo&#8217;, Otis Taylor, Papa Mali, Popa Chubby, Melvin Taylor ecc., si potrebbe continuare a lungo).</p>
<p>Ora, di questo ultimo lavoro di Bonamassa disco avevo letto pareri contrastanti, tutti tendenti pero&#8217; alla stroncatura.<br />
Secondo me si tratta di grave errore di valutazione e diro&#8217; perche&#8217;, questo disco spacca di brutto, e&#8217; un disco grossissimo per varie ragioni.</p>
<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-39" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="joebonamassa-balladof" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/joebonamassa-balladof.jpg" alt="joebonamassa balladof Joe Bonamassa Vs. Gary Moore" width="315" height="315" />1 &#8211; Understatement</strong><br />
Laddove la tendenza e&#8217; accelerare e puntare al tecnicismo o al chitarrismo, qui si sceglie con coraggio inusitato di decelerare il tutto.<br />
Ritmi lenti, ossessivi, tribali.<br />
Un martellamento incessante prodotto da una ritmica basilare ma che scava nelle budella, nelle viscere.<strong><br />
2 &#8211; Back to past</strong><br />
In tutto il disco si fanno sentire le influenze fortissime dei padri del Blues, da Howling Wolf, J. L. Hooker e Muddy Waters in primis.Ma anche echi dei Led Zeppelin (come lo staccato di archi nella Title Track).<br />
Pezzi ossessivi composti praticamente su un accordo solo (!!!) come &#8220;Last Kiss&#8221; ci proiettano nel passato ma tenendo ben saldi i piedi nel presente.<strong><br />
3 &#8211; Songwriting</strong><br />
Legato direttamente al punto precedente: e&#8217; un disco scritto di pancia, istintivo, dove il ritmo e&#8217; importante almeno tanto quanto la chitarra, anzi a volte la seconda viene oscurata. E quando sei lanciato come il pupillo del blues questa e&#8217; una scelta coraggiosa, non ci sono cazzi.<br />
Oltre ai citati padri del Blues fanno capolino qua e&#8217; i fantasmi degli Zeppelin, persino dei Sabbath.<strong><br />
4 &#8211; Guitar Playing</strong><br />
Anche qui la scelta e&#8217; di lavorare ai fianchi, sotterraneamente, non ci sono lunghissime tirate di chitarra, soli lancinanti.<br />
Persino i suoni sono scuri, cupi, &#8220;mediosi&#8221; oltre ogni aspettativa e badate bene, e&#8217; una scelta ben precisa non un errore di missaggio o di settaggio ampli, non e&#8217; proprio possibile a questi livelli.<br />
Ovviamente, i soli ci sono, ma non quanto ti aspetteresti da un disco di un chitarrista famoso: ci sono e hanno il loro senso, ma piu&#8217; di loro si rimane colpiti dal lavorìo ritmico, dai riff ossessivi (es: Story Of A Quarryman e The Ballad Of John Henry)</p>
<p>Ora dati i punti precedenti e&#8217; ovvio che chi si aspettava un disco in linea coi precedenti e fatto da un chitarrista per chitarristi, puo&#8217; legittimamente rimanere deluso.</p>
<p>Invece in controtendenza io dico che mi piace anche e non solo per questo.<br />
Mi piace l&#8217;unita&#8217; e la precisa scelta stilistica che lo tengono insieme, mi piace l&#8217;amalgama sonora e lo scuotimento intestino che produce il materiale sonoro.<br />
Certo, un disco cosi&#8217; o lo ami o lo odi, mi sa che non ci sono vie di mezzo.<br />
Ci sono anche un paio di cadute di tono, probabillmente e&#8217; inevitabile, ma per il resto il livello e l&#8217;attenzione rimangono altissime.</p>
<p>Tra i pezzi da segnalare: <strong><br />
- The Ballad Of John Henry</strong>, <strong>Last Kiss</strong>, <strong>Story Of A Quarryman</strong> sono i pezzi piu&#8217; &#8220;riffosi&#8221;, quasi hard rock, ossessivi, tellurici.<br />
Incessanti come un martello pneumatico, un riff dietro l&#8217;altro, inesorabili, ipnotici.<strong><br />
- The Great Flood,</strong> ovvero la &#8220;Tin Pan Alley&#8221; Bonamassiana: incredibilmente lenta, estenuante, quasi insostenibile.<br />
Il rullante sembra un piede che si strascica su un pavimento lercio&#8230; afa e mosconi, sudore e aria che brucia i polmoni.<strong><br />
- From The Valley,</strong> ovvero lo spettro di Paris-Texas: due minuti e mezzo di chitarra Dobro e niente altro.<br />
Da brividi&#8230; Il deserto e il sole abbacinante che ti massacra gli occhi.<strong><br />
- Jockey Full Of Bourbon,</strong> ovvero Tom Waits secondo Bonamassa.<br />
In quanto estimatore del vecchio Tom storco il naso quando si tratta di coverizzarlo perche&#8217; di solito escono delle sonore schifezze.<br />
Qui l&#8217;operazione invece riesce pienamente, non dico che eguagli l&#8217;originale, ma il piano circense che introduce e fa da &#8220;outro&#8221; al pezzo mette i brividi e rimane un pezzo strascicatissimo, con un un andamento erratico e da cantina, perfetto.<strong><br />
- As The Crows Flies</strong>: episodio conclusivo e piu&#8217; disteso, si accelera un pochino il metronomo per un classicissimo blues in 12/8.</p>
<p>Altri brani:</p>
<p>- <strong>Stop!</strong>, una ballad senza lode e senza infamia, nella media<br />
- <strong>Lonesome Road Blues</strong>, una viariazione sul tema di &#8220;Crossroads&#8221;.<br />
- <strong>Happier Times</strong>, un&#8217;altra ballad non priva pero&#8217; di spunti melodici interessanti.</p>
<p>Insomma io lo sto consumando in macchina, lo giro a ruota da due mesi e non mi stanca.</p>
<p>Purtroppo il disco del vecchio Gary non ha avuto cosi&#8217; fortuna, lui ha scelto la strada piu&#8217; facile di ripetere la formula fortunata.<br />
Bel disco ci mancherebbe: suonato, cantato, prodotto da Dio.<br />
Per carita&#8217;, la sua chitarra suona come sempre: come un coltello, un rasoio che ti taglia in due.<br />
Ma nell&#8217;insieme non si ricorda, non si stacca, non emerge.</p>
<p>In questo senso la scelta dei suoni per es. e&#8217; LETTERALMENTE agli antipodi fra lui e Bonamassa, tanto tagliente, presente, sovrastante il chitarrismo di G. Moore, quanto scuro, cupo, orizzontale, quello di Bonamassa.<br />
A questo giro ho apprezzato per il coraggio e la voglia di cambiare il secondo rispetto al primo, che rimane comunque sempre un bel sentire ma e&#8217; un po la stessa zuppa.</p>
<p>Enjoy.</p>
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		<title>Labirinto di morte</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 07:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Labirinto di morte [A Maze of Death] (1970) &#8211; Philip K. Dick Continua la mia personale esplorazione dell&#8217;universo &#8220;dickiano&#8221; con questo libro che non e&#8217; probabilmente uno dei suoi piu&#8217; riusciti ma in compenso si fa notare fra i suoi piu&#8217; cupi e pessimisti. Non c&#8217;e&#8217; scampo per i protagonisti di questo romanzo scritto in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-57" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="9788834709443g" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/9788834709443g.jpg" alt="9788834709443g Labirinto di morte" width="200" height="306" />Labirinto di morte</strong> [A Maze of Death] (1970) &#8211; <em>Philip K. Dick</em></p>
<p>Continua la mia personale esplorazione dell&#8217;universo &#8220;dickiano&#8221; con questo libro che non e&#8217; probabilmente uno dei suoi piu&#8217; riusciti ma in compenso si fa notare fra i suoi piu&#8217; cupi e pessimisti.<br />
Non c&#8217;e&#8217; scampo per i protagonisti di questo romanzo scritto in modo piuttosto conciso e agile, non c&#8217;e&#8217; modo di sfuggire al proprio destino, e quindi l&#8217;unico modo per non pensare alla propria condizione di topi in trappola, e&#8217; fuggire in un mondo totalmente fittizio e virtuale.</p>
<p>Tema centrale e topos per eccellenza nella narrativa di Dick, qui non si raggiungono le ricercatezze di Ubik o delle &#8220;stimmate&#8221;, pur trattando tematiche simili se non esattamente le stesse vista da diversa angolazione.<br />
E&#8217; un romanzo molto asciutto ma non manca di una riflessione amara, anzi amarissima e angosciante sul genere umano e sulla sua inutile parabola verso l&#8217;unico destino comune da condividere: la morte, la propria finitezza.</p>
<p>Questa volta ancora piu&#8217; triste e cupa in quanto vissuta come un&#8217;attesa durante la quale non si puo&#8217; far nulla se non aspettare, condannati a girare a vuoto da un destino crudele e proprio per questo costretti a fuggire verso mondi fittizzi e finti.<br />
Senza disvelare troppo di una trama che contiene un piccolo elemento sorpresa, Dick ci lascia cosi&#8217; alla fine con questa analogia, con questa simmetria che coinvolge i protagonisti del libro e un po tutto il genere umano.</p>
<p>Un libro da leggere per chi vuole approfondire il mondo di Philip Dick e le sue intuizioni cosi&#8217; anticipatrici di tanta letteratura e cinema successivi.</p>
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		<title>Chiedi alla povere&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 12:42:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chiedi alla polvere &#8211; John Fante [Ask The Dust, 1939] Per decidere se un romanzo mi piace o meno ho un metodo infallibile: la prova cesso. Tutti i libri li comincio li&#8217;, nel mio personale pensatoio, 10 minuti al giorno. Se il libro ingrana e mi piace allora puo&#8217; uscire dallo stanzino e togliere tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Chiedi alla polvere &#8211; John Fante</strong> [<em>Ask The Dust, 1939</em>]</p>
<p>Per decidere se un romanzo mi piace o meno ho un metodo infallibile: la prova cesso.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-74" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="chiedi_alla_polvere" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/chiedi-alla-polvere.jpg" alt="chiedi alla polvere Chiedi alla povere..." width="220" height="320" />Tutti i libri li comincio li&#8217;, nel mio personale pensatoio, 10 minuti al giorno.<br />
Se il libro ingrana e mi piace allora puo&#8217; uscire dallo stanzino e togliere tempo a tutte le mie altre occupazioni casalinghe come se improvvisamente in casa ci fosse un&#8217;amante un po&#8217; ingombrante che mi distoglie da tutto e mi segue ovunque.</p>
<p>Altrimenti finsce per tornarsene nella libreria a prender polvere.<br />
Questo &#8220;Chiedi alla polvere&#8221; ha rischiato di fare quella fine, l&#8217;ho recuperato per il rotto della cuffia.</p>
<p>La prima parte mi ha annoiato a morte: non sono riuscito ad entrare in sintonia con questo ragazzotto aspirante scrittore narcisisticamente rivolto solo verso se stesso, ambizioso e squattrinato, in cerca di avventure ma fondamentalmente pavido coi sensi di colpa instillati da un moralismo di stampo cattolico.<br />
Ho proseguito stancamente per una settimana o due, procedendo lentamente con la tentazione di mollarlo li&#8217;.</p>
<p>Ma poi accadono alcuni fatti e incontri, il meccanismo si mette in moto e scatta anche una amara ironia di fondo che riscatta il tutto.<br />
Sembra di assistere a un motore imballato che finalmente mette la quarta.<br />
Alla fine l&#8217;ho divorato in un fine settimana.</p>
<p>La figura ambigua di Camilla, l&#8217;incontro con Vera, il terremoto, le sbandate, i comportamenti insensati, l&#8217;amara conclusione, sono dei pezzi di bravura niente male, un misto di uno stile asciutto e scorrevole e qualche incursione nel lirismo poetico.<br />
Un po come leggere un Hemingway con una spruzzata di Salinger.</p>
<p>Buon libro.</p>
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		<title>Percorsi nella memoria [1]</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2009 22:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ascolti]]></category>
		<category><![CDATA[Dischi]]></category>
		<category><![CDATA[LP]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Correva l&#8217;anno 1979/80 piu&#8217; o giu&#8217; di li&#8217; quando ho ricevuto il mio primo &#8220;stereo&#8221;. Prima di allora avevo un mangiadischi rosso col maniglione, questo invece, era un affare che consisteva in un piatto per LP 33/45 giri, comprendeva anche una radio FM e due casse che sembravano di cartone tanto erano leggere. Ma non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Correva l&#8217;anno 1979/80 piu&#8217; o giu&#8217; di li&#8217; quando ho ricevuto il mio primo &#8220;stereo&#8221;.<br />
Prima di allora avevo un mangiadischi rosso col maniglione, questo invece, era un affare che consisteva in un piatto per LP 33/45 giri, comprendeva anche una radio FM e due casse che sembravano di cartone tanto erano leggere.</p>
<p>Ma non importa, il primo stereo non si scorda mai, e&#8217; un po come la prima bici, hai la sensazione di completa liberta&#8217;, sei tu e il tuo stereo e niente puo&#8217; mettersi in mezzo, hai davanti infinite possibilita&#8217; di ascolti ed evasioni.<br />
Viene un po da ridere oggi di fronte ai moderni iPod, ma lasciamo perdere.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-22" style="margin-left: 3px; margin-right: 3px;" title="scheda_battistidonnaperalbum1web" src="http://www.posarelli.org/wp-content/uploads/2009/09/scheda-battistidonnaperalbum1web.jpg" alt="scheda battistidonnaperalbum1web Percorsi nella memoria [1]" width="300" height="298" />Comunque ricordo distintamente anche il primissimo disco che misi su quel piatto, forse era un regalo, o forse no, non ricordo bene.<br />
Era un Battisti non recentissimo, mi pare di un anno o due prima, il disco si chiamava &#8220;Una donna per amico&#8221;.<br />
Da qualche parte nella vecchia soffita dei miei dovrei ancora averlo, chissa&#8217;.<br />
Ricordo perfettamente ogni sfaccettatura della copertina, Battisti che si beve un caffe&#8217; con una misteriosa bionda, entrambi con un soprabito bianco, il tavolino di un bar, due sedie di ferro, le tazzine, un anonimo vaso di fiori.</p>
<p>Cosi&#8217; come ricordo benissimo il retro copertina, l&#8217;apertura coi testi dentro e poi la musica inconfondibile: sul brano di apertura mi sono fatto dei viaggi incredibili, roba da l&#8217;LSD, vabbe&#8217;, inutile stare ad analizzare i perche&#8217; e i percome, il disco e&#8217; un classico e uno dei migliori del periodo Mogol-Battisti, forse l&#8217;ultimo di un certo livello.</p>
<p>Ha girato sul mio &#8220;stereo&#8221; fino ad esaurirne i solchi.<br />
Gia all&#8217;epoca avevo scoperto i cantautori italiani, la musica americana, ma quello fu il mio primo Battisti e soprattutto il primo vero LP.<br />
E il primo LP non si scorda mai.</p>
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		<title>Guitar Monsters &#8211; Gustavo Guerra</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 16:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Chitarra]]></category>
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		<description><![CDATA[Un sacco di chitarristi tecnicamente dotati, sono venuti ultimamente alla ribalta grazie a internet e Youtube, un modo per costruirsi un immagine e un seguito che oramai sta soppiantando i canali tradizionali. Guthrie Govan, Cesar Huesca, Gustavo Guerra, Fernando Miyata, Matt Rach, sono solo alcuni dei nomi che circolano e che hanno raggiunto una certa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un sacco di chitarristi tecnicamente dotati, sono venuti ultimamente alla ribalta grazie a internet e Youtube, un modo per costruirsi un immagine e un seguito che oramai sta soppiantando i canali tradizionali.</p>
<p>Guthrie Govan, Cesar Huesca, Gustavo Guerra, Fernando Miyata, Matt Rach, sono solo alcuni dei nomi che circolano e che hanno raggiunto una certa notorieta&#8217; grazie anche a indubbie doti tecniche e musicali.</p>
<p>Un esempio per tutti e&#8217; Gustavo Guerra, vincitore del concorso &#8220;<a href="http://www.guitar-idol.co.uk" target="_blank">Guitar Idol</a>&#8221; 2008, uno che fara&#8217; senz&#8217;altro parlare di se&#8217;, grazie a una tecnica portentosa e a un gusto e un fraseggio niente affatto scontati.<br />
Questa la performance con la quale si e&#8217; portato a casa il premio (una PRS!), ma se cercate su youtube trovate decine e decine di video:</p>
<p style="text-align: center;">
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=uSsKVkaXPOY">www.youtube.com/watch?v=uSsKVkaXPOY</a></p></p>
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		<title>Buona la prima&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 16:26:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[GarageBand]]></category>
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		<category><![CDATA[Sound Editing]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni tanto ritorna la voglia di suonare e si riprende in braccio la chitarrina. Stavolta ho scaricato dal sito &#8220;Guitar Idol&#8220;, una base gia&#8217; pronta sulla quale suonare, e sulla quale sbizzarrirsi liberamente. Il tutto e&#8217; stato registrato con la seguente attrezzatura: - Roland Microcube - MacMini Intel 1.66 Ghz - Fenter Telecaster USA Con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto ritorna la voglia di suonare e si riprende in braccio la chitarrina.<br />
Stavolta ho scaricato dal sito &#8220;<a href="http://www.guitar-idol.co.uk/" target="_blank">Guitar Idol</a>&#8220;, una base gia&#8217; pronta sulla quale suonare, e sulla quale sbizzarrirsi liberamente.</p>
<p>Il tutto e&#8217; stato registrato con la seguente attrezzatura:</p>
<p><strong>- Roland Microcube<br />
- MacMini Intel 1.66 Ghz<br />
- Fenter Telecaster USA</strong></p>
<p><a href="http://www.posarelli.org/varie/blues.jpg" rel="lightbox[11]"><img class="alignright" style="margin: 2px; float: left;" src="http://www.posarelli.org/varie/blues.jpg" alt="blues Buona la prima..." width="334" height="248" title="Buona la prima..." /></a>Con le seguenti impostazioni:</p>
<p>Microcubo diretto dall&#8217;uscita posteriore Rec Out/Phones (con un adattatore) dritto nell&#8217;ingresso audio del MacMini, i settaggi sono: Brit Combo come simulazione del Microcube, Gain a meta&#8217; corsa, volume a 1/3, tono a meta&#8217;, tutto il resto disattivo.<br />
In garageband ho aggiunto una simulazione Ampli &#8220;Brit Gain&#8221; + un po di Eco e Reverbero (click per ingrandire):</p>
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		<title>Primissimi divertimenti su GarageBand</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jul 2006 14:51:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Posarelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recording]]></category>
		<category><![CDATA[GarageBand]]></category>
		<category><![CDATA[Loop]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ricordo che appena usci&#8217; GarageBand nel 2004 mi misi subito a sperimentarlo. Ne nacque cosi&#8217; una piccola recensione (che trovate qui) e un piccolo loop registrato con la mia Fender, direttamente collegato al Mac (il PowerBook G4 il primo 12 pollici), senza alcun effetto a parte quelli inseriti di base in GarageBand. Un loop di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordo che appena usci&#8217; GarageBand nel 2004 mi misi subito a sperimentarlo.</p>
<p>Ne nacque cosi&#8217; una piccola <a title="Recensione" href="http://www.posarelli.org/varie/GarageBand.pdf">recensione</a> (<a title="Recensione" href="http://www.posarelli.org/varie/GarageBand.pdf">che trovate qui</a>) e un piccolo <a title="Loop" href="http://www.posarelli.org/varie/loop.mp3">loop</a> registrato con la mia Fender, direttamente collegato al Mac (il PowerBook G4 il primo 12 pollici), senza alcun effetto a parte quelli inseriti di base in GarageBand.<br />
Un loop di batteria e via, un paio di tracce di chitarra, una con un suono nasale suonata con lo slide e una che ritma un basso continuo.</p>
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