Conquistatori di mondi e giocatori d’azzardo

Scritto da Andrea Posarelli il 13 settembre 2009 |
Il solito Dick e questo e’ un bene, voglio dire.
Argomenti e confini graniticamente incerti.
Riesce sempre a cogliere di sopresa e ad insinuare il dubbio.
Un librettino leggero che si divorna in un fine settimana e che lascia
la solita patina di angoscia e malinconia dietro l’ultima pagina.

titano Conquistatori di mondi e giocatori dazzardo

I giocatori di Titano [The Game-Players of Titan] (1963) - Philip K. Dick

Il solito Dick e questo e’ un bene, voglio dire: argomenti e confini graniticamente incerti.

Riesce sempre a cogliere di sopresa e ad insinuare il dubbio.
Un librettino leggero che si divorna in un fine settimana e che lascia la solita patina di angoscia e malinconia dietro l’ultima pagina.

Comincia come una storia classicissima di Science Fiction che pure contiene elementi sociologici di un certo interesse: la visione sulla coppia uomo-donna, in completo disfacimento e disgregazione, in mondo esterno altrettanto disgregato e post-catastrofico.
In questo scenario il gioco d’azzardo diventa una sfida sociale.
Poi improvvisamente com’e’ tipico di Dick, il tutto assume dimensioni metafisiche e si aprono scenari interplanetari nei quali il gioco assume una valenza assai piu’ importante.
La repentina accelerazione degli eventi introduce anche una girandola di eventi e azione che risucchia il lettore in un vortice appassionante.

Ritroviamo in questo romanzo molti degli elementi cari a Dick: la casualita’, la ciclicita’ del racconto, i poteri psichici, gli squarci improvvisi su altri mondi.

Dietro la realta’, dietro il suo tessuto e il suo quieto fluire si nasconde una pluralita’ di possibilita’, di mondi.
Gli elementi futuribili e di S.F. classici sono numerosissimi e ci parlano di consuetutini e abitudinarieta’.
Ma improvvisamente irrompe qualcosa che muta radicalmente segno e prospettiva.
E’ lo squarcio improvviso che ti rivela qualcosa di troppo grande per essere compreso subito che serve a far crollare le certezze minando le basi di cio’ che si e’ sapientemente costruito e destrutturandolo dall’interno facendolo precipitare in una realtà assolutamente parziale, provvisoria e quanto mai traballante.

La donna della domenica

Scritto da Andrea Posarelli il 12 settembre 2009 |

 La donna della domenicaFruttero e Lucentini – La donna della domenica (1972) Mondadori Editore

Un libro all’altezza della sua fama, che promette e mantiene.
Scritto con uno stile ricco, pieno di calembour, di trovate e strabordante di aneddotica, ti coinvolge e ti cattura anche solo per la scrittura, nettamente superiore e ricercata rispetto a un qualiasi giallaccio o trilleraccio da cesso/asciugamano/sdraio.

Romanzo di una borghesia torinese stretta tra l’arrivo della modernita’ e il vetusto retaggio nobiliare che partorisce un delitto frutto di meschina avidita’.

L’impianto propriamente giallo viene fuori compiutamente ai due terzi del romanzo -piu’ o meno- e da’ una brusca accelerata a tutta la vicenda.
Tutto sommato direi quasi un peccato: i detrattori potranno anche parlare di noia fino a quel punto, mentre io mi son divertito moltissimo per come si porta avanti con fredda lucidita’ la destrutturazione della classe “bene” torinese, sempre chiusa in un perbenismo di facciata, oziosa, molle ed annoiata.
Irresistibili le descrizioni della polverosa burocrazia comunale, di personaggi piccoli e insignificanti, delle paranoie, dei riti quotidiani.

Un romanzo che visto retrospettivamente, puo’ piu’ di un pamphlet rivoluzionario per come infila il coltello nella piaga, nonostante un finale un po troppo consolatorio.

E’ il mio primo Fruttero e& Lucentini e alla fine ne volevo ancora.

Percorsi nella memoria [2]

Scritto da Andrea Posarelli il 11 settembre 2009 |

Proseguo il  mio piccolo percorso a ritroso nel tempo.

Allora, c’era quest’altro vinile, questo LP, dei Deutsche Grammofon con la sua bellissima testata dorata e 4 mele in primo piano a rappresentare le stagioni.

C’era Karajan col suo ciuffettone grigio nel retro di copertina che dirigeva i Philarmoniker di Berlino.
Eseguivano un Vivaldi particolarmente pomposo e orchestrale e io lo mettevo sul mio scrausissimo stereo da 4 soldi con le casse di cartone e mi sdraiavo con la luce del sole primaverile che filtrava dalla ia finestra e mi feriva gli occhi e annegavo nelle note delle 4 stagioni.

639153a09da0e638e5945110l Percorsi nella memoria [2]Cerca e ricerca su internet ho trovato anche la copertina.

In seguito ho ricomprato l’opera di Vivaldi, un fiammante CD registrato in DDD e “filologicamente corretto”, suonato con strumenti d’epoca e con un insieme cameristico, ma non ci sono mai entrato in sintonia, ormai i miei ricordi erano indelebilmente legati a quel discaccio maledetto, ne avevo memorizzato ogni fruscìo, potevo prevenire con assoluta certezza il “tic” regolare di quel rigo che gli avevo procurato accidentalmente, proprio nel secondo movimento della “primavera”.

Oggi per scrivere questo articolo, dopo aver ravanato in cerca della copertina del disco, ho trovato anche una pagina nella quale si puo’ ascoltare di nuovo quell’esecuzione, benedetta internet!

Oltre le intenzioni

Scritto da Andrea Posarelli il 10 settembre 2009 |

9788811685166g Oltre le intenzioniLa saggezza nel sangue [Wise Blood] (1952) - Flannery O’Connor

Mi e’ difficile parlare di questo libro.

Iniziato quasi per caso su sollecitazione altrui, proseguito un po stancamente e poi nel finale letto con avidita’.
Quasi come la ricerca ossessiva del protagonista, sulle sue tracce, nella sua follìa.

La scrittura della O’Connor e’ incisiva, scolpisce delle figure di derelitti che rimangono stampate nella memoria, con uno stile semplice, netto, nitido e asciuttissimo.
Tutta la storia secondo me va oltre le intenzioni della mano che l’ha scritta: voleva essere un romanzo “comico” che inchiodasse al muro l’evangelismo americano, scritto da una intransigente cattolica, ma finisce per essere una storia paradigmatica che mette alla gogna tutte le ossessioni religiose.

La faccia di un’america inguardabile, che si trascina lungo strade polverose tra personaggi abietti e sgradevoli, imbonitori, venditori e predicatori folli, uno squarcio sulla disgregazione umana, sulla spasmodica e comunque inutile ricerca di redenzione.

Un romanzo importante, un libro scomodo, che mette a disagio e inquieta, e che non si riesce a spiegare facilmente a parole.

Joe Bonamassa Vs. Gary Moore

Scritto da Andrea Posarelli il 9 settembre 2009 |

Nel 2008 sono usciti i dischi di questi due grandi player in ambito Rock Blues.
Bad For You Baby” di Gary Moore e “The Ballad Of John Henry” di Joe Bonamassa.

Prima di recensirli per bene li ho ascoltati a lungo dando modo di lasciarli maturare e dargli il suo tempo…
Dopo ripetuti ascolti devo dare la vittoria nel confronto diretto a Bonamassa.
Non c’e’ proprio storia, il disco del chitarrista americano vince a mani basse su quello dell’irlandese.

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