9788834709443gLabirinto di morte [A Maze of Death] (1970) – Philip K. Dick

Continua la mia personale esplorazione dell’universo “dickiano” con questo libro che non e’ probabilmente uno dei suoi piu’ riusciti ma in compenso si fa notare fra i suoi piu’ cupi e pessimisti.
Non c’e’ scampo per i protagonisti di questo romanzo scritto in modo piuttosto conciso e agile, non c’e’ modo di sfuggire al proprio destino, e quindi l’unico modo per non pensare alla propria condizione di topi in trappola, e’ fuggire in un mondo totalmente fittizio e virtuale.

Tema centrale e topos per eccellenza nella narrativa di Dick, qui non si raggiungono le ricercatezze di Ubik o delle “stimmate”, pur trattando tematiche simili se non esattamente le stesse vista da diversa angolazione.
E’ un romanzo molto asciutto ma non manca di una riflessione amara, anzi amarissima e angosciante sul genere umano e sulla sua inutile parabola verso l’unico destino comune da condividere: la morte, la propria finitezza.

Questa volta ancora piu’ triste e cupa in quanto vissuta come un’attesa durante la quale non si puo’ far nulla se non aspettare, condannati a girare a vuoto da un destino crudele e proprio per questo costretti a fuggire verso mondi fittizzi e finti.
Senza disvelare troppo di una trama che contiene un piccolo elemento sorpresa, Dick ci lascia cosi’ alla fine con questa analogia, con questa simmetria che coinvolge i protagonisti del libro e un po tutto il genere umano.

Un libro da leggere per chi vuole approfondire il mondo di Philip Dick e le sue intuizioni cosi’ anticipatrici di tanta letteratura e cinema successivi.