Oltre le intenzioni

Scritto da Andrea Posarelli il 10 settembre 2009 |

9788811685166gLa saggezza nel sangue [Wise Blood] (1952) – Flannery O’Connor

Mi e’ difficile parlare di questo libro.

Iniziato quasi per caso su sollecitazione altrui, proseguito un po stancamente e poi nel finale letto con avidita’.
Quasi come la ricerca ossessiva del protagonista, sulle sue tracce, nella sua follìa.

La scrittura della O’Connor e’ incisiva, scolpisce delle figure di derelitti che rimangono stampate nella memoria, con uno stile semplice, netto, nitido e asciuttissimo.
Tutta la storia secondo me va oltre le intenzioni della mano che l’ha scritta: voleva essere un romanzo “comico” che inchiodasse al muro l’evangelismo americano, scritto da una intransigente cattolica, ma finisce per essere una storia paradigmatica che mette alla gogna tutte le ossessioni religiose.

La faccia di un’america inguardabile, che si trascina lungo strade polverose tra personaggi abietti e sgradevoli, imbonitori, venditori e predicatori folli, uno squarcio sulla disgregazione umana, sulla spasmodica e comunque inutile ricerca di redenzione.

Un romanzo importante, un libro scomodo, che mette a disagio e inquieta, e che non si riesce a spiegare facilmente a parole.

Joe Bonamassa Vs. Gary Moore

Scritto da Andrea Posarelli il 9 settembre 2009 |

Nel 2008 sono usciti i dischi di questi due grandi player in ambito Rock Blues.
Bad For You Baby” di Gary Moore e “The Ballad Of John Henry” di Joe Bonamassa.

Prima di recensirli per bene li ho ascoltati a lungo dando modo di lasciarli maturare e dargli il suo tempo…
Dopo ripetuti ascolti devo dare la vittoria nel confronto diretto a Bonamassa.
Non c’e’ proprio storia, il disco del chitarrista americano vince a mani basse su quello dell’irlandese.

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Labirinto di morte

Scritto da Andrea Posarelli il 8 settembre 2009 |

9788834709443gLabirinto di morte [A Maze of Death] (1970) – Philip K. Dick

Continua la mia personale esplorazione dell’universo “dickiano” con questo libro che non e’ probabilmente uno dei suoi piu’ riusciti ma in compenso si fa notare fra i suoi piu’ cupi e pessimisti.
Non c’e’ scampo per i protagonisti di questo romanzo scritto in modo piuttosto conciso e agile, non c’e’ modo di sfuggire al proprio destino, e quindi l’unico modo per non pensare alla propria condizione di topi in trappola, e’ fuggire in un mondo totalmente fittizio e virtuale.

Tema centrale e topos per eccellenza nella narrativa di Dick, qui non si raggiungono le ricercatezze di Ubik o delle “stimmate”, pur trattando tematiche simili se non esattamente le stesse vista da diversa angolazione.
E’ un romanzo molto asciutto ma non manca di una riflessione amara, anzi amarissima e angosciante sul genere umano e sulla sua inutile parabola verso l’unico destino comune da condividere: la morte, la propria finitezza.

Questa volta ancora piu’ triste e cupa in quanto vissuta come un’attesa durante la quale non si puo’ far nulla se non aspettare, condannati a girare a vuoto da un destino crudele e proprio per questo costretti a fuggire verso mondi fittizzi e finti.
Senza disvelare troppo di una trama che contiene un piccolo elemento sorpresa, Dick ci lascia cosi’ alla fine con questa analogia, con questa simmetria che coinvolge i protagonisti del libro e un po tutto il genere umano.

Un libro da leggere per chi vuole approfondire il mondo di Philip Dick e le sue intuizioni cosi’ anticipatrici di tanta letteratura e cinema successivi.

Chiedi alla povere…

Scritto da Andrea Posarelli il 7 settembre 2009 |

Chiedi alla polvere – John Fante [Ask The Dust, 1939]

Per decidere se un romanzo mi piace o meno ho un metodo infallibile: la prova cesso.

chiedi_alla_polvereTutti i libri li comincio li’, nel mio personale pensatoio, 10 minuti al giorno.
Se il libro ingrana e mi piace allora puo’ uscire dallo stanzino e togliere tempo a tutte le mie altre occupazioni casalinghe come se improvvisamente in casa ci fosse un’amante un po’ ingombrante che mi distoglie da tutto e mi segue ovunque.

Altrimenti finsce per tornarsene nella libreria a prender polvere.
Questo “Chiedi alla polvere” ha rischiato di fare quella fine, l’ho recuperato per il rotto della cuffia.

La prima parte mi ha annoiato a morte: non sono riuscito ad entrare in sintonia con questo ragazzotto aspirante scrittore narcisisticamente rivolto solo verso se stesso, ambizioso e squattrinato, in cerca di avventure ma fondamentalmente pavido coi sensi di colpa instillati da un moralismo di stampo cattolico.
Ho proseguito stancamente per una settimana o due, procedendo lentamente con la tentazione di mollarlo li’.

Ma poi accadono alcuni fatti e incontri, il meccanismo si mette in moto e scatta anche una amara ironia di fondo che riscatta il tutto.
Sembra di assistere a un motore imballato che finalmente mette la quarta.
Alla fine l’ho divorato in un fine settimana.

La figura ambigua di Camilla, l’incontro con Vera, il terremoto, le sbandate, i comportamenti insensati, l’amara conclusione, sono dei pezzi di bravura niente male, un misto di uno stile asciutto e scorrevole e qualche incursione nel lirismo poetico.
Un po come leggere un Hemingway con una spruzzata di Salinger.

Buon libro.

Percorsi nella memoria [1]

Scritto da Andrea Posarelli il 5 settembre 2009 |

Correva l’anno 1979/80 piu’ o giu’ di li’ quando ho ricevuto il mio primo “stereo”.
Prima di allora avevo un mangiadischi rosso col maniglione, questo invece, era un affare che consisteva in un piatto per LP 33/45 giri, comprendeva anche una radio FM e due casse che sembravano di cartone tanto erano leggere.

Ma non importa, il primo stereo non si scorda mai, e’ un po come la prima bici, hai la sensazione di completa liberta’, sei tu e il tuo stereo e niente puo’ mettersi in mezzo, hai davanti infinite possibilita’ di ascolti ed evasioni.
Viene un po da ridere oggi di fronte ai moderni iPod, ma lasciamo perdere.

scheda_battistidonnaperalbum1webComunque ricordo distintamente anche il primissimo disco che misi su quel piatto, forse era un regalo, o forse no, non ricordo bene.
Era un Battisti non recentissimo, mi pare di un anno o due prima, il disco si chiamava “Una donna per amico”.
Da qualche parte nella vecchia soffita dei miei dovrei ancora averlo, chissa’.
Ricordo perfettamente ogni sfaccettatura della copertina, Battisti che si beve un caffe’ con una misteriosa bionda, entrambi con un soprabito bianco, il tavolino di un bar, due sedie di ferro, le tazzine, un anonimo vaso di fiori.

Cosi’ come ricordo benissimo il retro copertina, l’apertura coi testi dentro e poi la musica inconfondibile: sul brano di apertura mi sono fatto dei viaggi incredibili, roba da l’LSD, vabbe’, inutile stare ad analizzare i perche’ e i percome, il disco e’ un classico e uno dei migliori del periodo Mogol-Battisti, forse l’ultimo di un certo livello.

Ha girato sul mio “stereo” fino ad esaurirne i solchi.
Gia all’epoca avevo scoperto i cantautori italiani, la musica americana, ma quello fu il mio primo Battisti e soprattutto il primo vero LP.
E il primo LP non si scorda mai.